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reale e femminista
SOCIETA'
14 maggio 2012
Lettera aperta al sindaco Alemanno

 

Gentile Sindaco Alemanno,

lei è il Primo Cittadino di Roma e dovrebbe rappresentare tutti i romani, me compresa. Lei è anche autorità sanitaria locale, tenuto con le altre autorità a far rispettare l'articolo 32 della Costituzione, quello che tutela il diritto alla salute delle cittadine e dei cittadini.
Sabato, signor Sindaco, lei ha sfilato con la fascia tricolore in una Marcia cosiddetta "per la vita" le cui ragioni sono così illustrate
nel sito Internet dedicato:

"Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo ecc.
Da oltre trent’anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni.
La
Marcia per la Vita è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte.
L’iniziativa vuole:

  • affermare che la vita è un dono, indisponibile, di Dio;
  • chiedere il Suo aiuto, per una società smarrita;
  • deplorare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione, sino ad oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti;
  • ribadire che esiste una distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto;
  • invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà".

Dunque, signor Sindaco, sabato lei ha sfilato contro una legge dello Stato aderendo all'interpretazione secondo cui quella stessa legge "ha legalizzato l'uccisione sino a oggi in Italia di 5 milioni di innocenti". Una legge che, stando a quell'interpretazione che evidentemente lei condivide, avrebbe mandato assolte milioni di madri assassine (l'uccisione presuppone un killer, anzi "una" killer). Sono affermazioni pesanti, non crede?

Eppure quella stessa legge può essere letta in un modo molto diverso, semplicemente cambiando prospettiva. Senta questa: la legge 194/1978 è una legge di civiltà che riconosce il diritto all'autodeterminazione delle donne. Consentendo l'interruzione volontaria della gravidanza in due casi: entro i primi 90 giorni, quando la donna "accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito"; dopo i primi 90 giorni, soltanto "quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna" o "quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna".

Secondo questa lettura, che sposta il punto di vista dall'embrione e dal feto alla donna portatrice di diritti, la legge 194 ha salvato milioni di donne dalla malattia fisica o psichica. Ha riconosciuto il loro diritto ad autodeterminarsi. Ha sancito il diritto alla "procreazione cosciente e responsabile", sottolineando il valore sociale della maternità. E ha contribuito a eliminare la piaga degli aborti clandestini, proprio attuando quell'articolo 32 della Costituzione che lei è tenuto a far rispettare.
I risultati sono stati eccellenti. Cito testuale dall'ultima relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 194:

"Nel 2010 sono state effettuate 115.372 IVG (dato provvisorio), con un decremento del 2,7% rispetto al dato definitivo del 2009 (118?579 casi) e un decremento del 50,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'IVG (234.801 casi).
Il tasso di abortività (numero delle IVG per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’'IVG, nel 2010 è risultato pari a 8,2 per 1.000, con un decremento del 2,5% rispetto al 2009 (8.5 per 1.000) e un decremento del 52,3% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000). Il valore italiano è tra i più bassi di quelli osservati nei paesi industrializzati".

Davanti a questi dati come fa, signor Sindaco, ad annoverare la legge 194 (per non parlare della pillola del giorno dopo) tra gli "strumenti di morte che minacciano la sopravvivenza del genere umano"? Si rende conto della terribile falsità di questa affermazione che per giunta trasforma le donne in assassine?
In nessuna frase del manifesto dell'iniziativa è mai citata la donna come soggetto. Non si sottolinea in nessun passo il dolore che spesso accompagna l'aborto. Si ignora la tragedia personale di chi scopre di dover mettere al mondo un figlio gravemente menomato o malformato. Si getta fango su tutte coloro che hanno esercitato, nel pieno rispetto della legge, la loro libertà di scelta.
Al contrario, in quel testo si parla di bene e di male, di innocenti (non ancora nati), di cristianità, di vita come "dono (indisponibile) di Dio" (altra interpretazione parziale: e gli atei, signor Sindaco, lei non li rappresenta?). L'unico accenno è al "grembo materno", come se la nostra funzione di donne e di madri si riducesse ancora a quella di contenitore senza diritti e senza possibilità di scelta.

Signor Sindaco, sabato scorso lei mi ha offeso due volte. Perché partecipando alla marcia non mi ha rappresentato, come la legge le prescrive di fare, e perché non mi ha considerato come soggetto di diritti, quale sono. 

Se vuole realmente difendere la vita, signor Sindaco, lavori concretamente per le bambine e i bambini della nostra città. Realizzi più asili nido: l'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali scrive
nel rapporto pubblicato a marzo 2012  che "a Roma le mamme di più di 16mila bambini avrebbero volentieri mandato il proprio figlio al nido e ciò significa che la piena soddisfazione della domanda comporta un ampliamento dell'offerta di oltre il 67% rispetto a quella attualmente garantita dagli esistenti operatori pubblici e privati". Regolarizzi la situazione delle educatrici precarie delle scuole dell'infanzia per garantire alle nostre figlie e ai nostri figli un servizio stabile e di qualità. Liberi le nonne e i nonni dal compito gravoso e gratuito di occuparsi delle nipotine e dei nipotini. Favorisca il lavoro delle madri: ha mai calcolato quanto l'economia cittadina perde ogni volta che una donna rinuncia al suo lavoro perché priva di una adeguata rete di sostegno? Si curi del verde pubblico e dell'illuminazione. Non permetta ancora lo scempio dei pullman turistici che invadono selvaggiamente ogni area del centro storico, avvelenando l'aria che le nostre bambine e i nostri bambini respirano.  Cominci con i bambini e i giovani maschi un nuovo discorso contro la violenza che li aiuti a diventare uomini rispettosi delle donne.

Per la vita c'è molto lavoro da sbrigare, signor Sindaco. Ci pensi bene, prima di mettersi in marcia anche nel mio nome.

Manuela Perrone
(una mamma tra tante)

 


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permalink | inviato da bloGodot il 14/5/2012 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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