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reale e femminista
letteratura
18 maggio 2010
Ballata delle donne (E. Sanguineti)
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

(Edoardo Sanguineti)

I grassetti sono miei.
E' un giorno triste quello in cui muore un poeta.



permalink | inviato da bloGodot il 18/5/2010 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diritti
20 aprile 2010
Diventare madre dopo un cancro



C'è Elisabetta, in lotta contro la malattia da 18 anni, che dice: "Quando l'ho incontrata avevo solo 24 anni, la vita intera davanti, sogni, obiettivi. Mi è crollato il mondo addosso. Ma sono combattiva. Ho inventato lo slogan: 'Il cancro ha cambiato la mia vita, io cambierò la vita con il cancro'". E così è stato: avvocato, è vicepresidente di Aimac, una delle maggiori associazioni di volontariato in oncologia, si batte per i diritti dei malati e degli ex malati nei luoghi di lavoro. Ed è mamma.
C'è Pieranna, che è diventata madre a 42 anni dopo 15 anni dall'asportazione del tumore. Suo figlio ha sei anni, sa tutto e le dice serio: "Mi raccomando mamma, non morire. Non devi morire mai".
C'è Nadia, ex impiegata in un punto vendita di una società di telecomunicazioni che al ritorno al lavoro è stata messa da parte con la scusa di una ristrutturazione. Ma ha reagito: ha scritto una lettera a Oliviero Toscani e ha prestato la sua immagine per un progetto di sensibilizzazione.
Ci sono Valentina, Lea, Concetta, Ilaria, Eni, suor Maria, Barbara, Lucia. E alla fine c'è Vittoria, di nome e di fatto: è la prima donna italiana malata di tumore ad aver adottato una bambina. Ad esserci riuscita, superando ostacoli e pregiudizi. La testimonianza vivente che la determinazione può vincere su tutto, persino sulla burocrazia.

Le voci di queste donne straordinariamente ordinarie sono state raccolte nel libro "Ho vinto io - Guarire dal tumore del seno", edito da Giunti e curato da Mauro Boldrini, Sabrina Smerrieri e Francesca Goffi. Stamattina c'è stata la conferenza stampa di presentazione al Senato. In pompa magna, con tanto di ministro, sottosegretario e professori vari. Ma l'intervento più vero e toccante è stato quello di Elisabetta (Iannelli), che ha restituito il senso del libro: di tumore al seno ci si ammala sempre di più ma si guarisce anche sempre di più. Eppure ci si preoccupa sempre di quanto avviene nella fase acuta della malattia, e non di quello che la battaglia lascia sul campo, dei postumi sul corpo, dei dolori che nessuno si cura di curare, di come poter riprendere la vita quotidiana, di come tornare alla normalità. Di come sostenere le più giovani nel loro desiderio di maternità.

Oggi oltre 400.000 italiane hanno vinto e hanno il diritto di guardare oltre. Otto su dieci guariscono. Ben una su quattro (e molte delle intervistate nel volume) si separa dopo la fine del calvario, segno che gli uomini hanno ancora moltissimo da imparare sul fronte del "prendersi cura". In 500 sono riuscite a diventare mamme con una gravidanza naturale. Sono poche, ma io credo e spero che aumenteranno: serve maggiore consapevolezza e attenzione da parte dei medici, occorrono giudici più sensibili. Le storie più belle, infatti, sono quelle della maternità. Del rapporto con i figli nati prima del tumore, e delle nascite avvenute dopo la guarigione: la vita che trionfa e si moltiplica.

E' un libro importante, secondo me. Perché punta a rompere il silenzio (è sempre un bene: Saviano docet, e il nostro premier se ne faccia una ragione), accendendo i riflettori su una realtà ancora poco nota, destinata a crescere ancora: sono quasi due milioni gli italiani che convivono con una diagnosi di tumore (erano appena 820.000 nel 1970). Un piccolo grande esercito che reclama nuovi diritti, nelle relazioni sociali e sui luoghi di lavoro. Per le donne, tanto per cambiare, la strada è ancora più in salita. Ma uscirne vittoriose - noi che siamo così intimamente legate alla vita e alla morte, alla terra e alla natura - è finalmente possibile. Lo provano le esperienze delle nostre madri, delle nostre amiche, delle zie, delle sorelle, di tutte le persone che conosciamo e che ce l'hanno fatta. Lo dice Vittoria: "Spero che la mia testimonianza possa convincere altre persone a parlarne, per dimostrare che è possibile farcela a diventare mamme e papà felici. Anche se si ha un cancro alle spalle". Lo racconta Eni: "Penso alla bestiaccia che ora è dietro di me, e corro più veloce per aumentare la distanza tra noi".


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permalink | inviato da bloGodot il 20/4/2010 alle 15:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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